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Tour dell'Acoglienza tra Riace, Camini e Stignanoin e bike,
cicloturismo, Senza categoria

Tour in e-bike tra Camini-Riace-Stignano, le colline dell’accoglienza.

Tour in e-bike tre Camini-Riace-Stignano: le colline dell’accoglienza Camini-Riace-Stignano in e-bike alla scoperta del magnifico entroterra, senza perdere di vista il mare e la speranza. Un legame che si riattiva, una casa che si apre un tour per creare momenti di interazione tra turisti, autoctoni e migranti. Non è solo un viaggio in bici, ma anche un’esperienza emotiva, dove ogni pedalata invita a rallentare, respirare e vivere pienamente il valore dell’Il Tour dell’Accoglienza nasce per offrire ai partecipanti, attraverso alle nostre e-bike Mtb, un itinerario suggestivo che unisce mare, colline e borghi antichi, accompagnati da operatori locali che raccontano, attraverso i sapori ed i valori dell’integrazione, l’anima autentica del territorio. Pedaleremo a passo lento, assaporando ogni chilometro partendo proprio da Camini borgo della rinascita e della crescita economica dove “Jungi Mundu” Eurocoop servizi esercita da anni una vera e significativa azione di impegno sociale, attraverso programmi di inclusione implementati a livello locale, regionale e internazionale. Da qui tra ulivi secolari, piante aromatiche della macchia mediterranea e un’ampia varietà di fauna accompagneremo i ciclisti lungo la prima tratta del percorso sino a Riace incorniciato dalla splendida vallata verde dello Stilaro e dell’Allaro. Conosciuta al mondo per il “modello Riace “ma soprattutto per i Bronzi di Riace, capolavori della scultura ellenistica che hanno portato il nome della città a fama mondiale il borgo antico si trova a qualche chilometro dal mare, in una posizione più interna che ha consentito agli abitanti, nei secoli, di difendersi dalle incursioni dal mare spesso frequenti.  Lungo un percorso che attraversa la splendida natura circostante, si arriva così nel piccolo borgo, attraversando la vecchia porta che un tempo ne segnava il principale accesso. Cinto da mura attraverso le vie di ciottoli ci immergeremo in sella al suo interno tra antiche case nobiliari, imponenti portali di pietra sino a giungere alla piazza Vittorio Emanuele su cui sorge la chiesa matrice. Le salite metteranno alla prova le gambe e il carattere, mentre le discese ci regaleranno il vento sul viso e l’orizzonte del mare che si scorge tra i suoi pittoreschi vicoletti medievali. Lasceremo i pedali per percorrere alcuni tratti a piedi in un trionfo di colori e profumi invitanti, frutto di secoli di accoglienza e mescolanza tra culture mediterranee, qui si notano i segni di una recente rinascita del borgo con l’arrivo e l’integrazione degli immigrati che hanno dato il via ad una serie di progetti a livello territoriale.  Nel Meridione d’Italia ospitalità e accoglienza sono valori radicati da sempre così, anche a Riace, l’amministrazione insieme a cooperative ed associazioni sono riuscite a definire negli ultimi anni i punti di una strategia chiara, non solo con il recupero degli stabili abbandonati, ma con progetti più ampi che mettessero al centro la rigenerazione dello spazio urbano e della sua economia. In queste comunità ogni viaggiatore è accolto come un parente che torna. Sia che fugge dalla guerra, che cerchi un lavoro, che arrivi a piedi o in bicicletta poco cambia: c’è sempre un posto a tavola, una storia da condividere. È in questa idea di accoglienza che nascono esperienze di cooperazione Attualmente però a Riace restano solo i segni e le memorie, gli affreschi ed i dipinti di una comunità integrata che ha dato speranza e soluzioni allo spopolamento in atto. Le vicissitudini politiche degli ultimi anni hanno infatti lasciato il segno, non più un rigoglioso e recente passato ma vie semideserte che sembrano di colpo aver smarrito l’anima viva e multiculturale. Eppure l’inclusione lavorativa di locali e immigrati che, attraverso l’artigianato, la ripresa dell’agro-alimentare, l’ecoturismo, le azioni socio-culturali hanno, hanno dato speranza e nuova linfa al piccolo borgo sono ben tangibili: le case vuote, saracinesche abbassate e laboratori impolverati svegliati solo  dal rumore dei nostri freni e dai nostri sospiri. Il tour dell’Accoglienza nato per recuperare la memoria storica del borgo e degli antichi saperi locali  diventa così non solo un invito al movimento e alla condivisione, ma anche un messaggio di turismo sostenibile, capace di valorizzare le eccellenze paesaggistiche, culturali e soprattutto solidali del territorio. Più di un itinerario cicloturistico, è un progetto di rinascita che intreccia le storie di residenti e migranti, valorizzando uno dei cuori pulsanti della Calabria dove ogni chilometro racconta storie di solidarietà e speranza.   Ma torniamo in sella lasciandoci alle spalle Riace con i sui silenzi ed i suoi profumi per raggiungere Stignano terra cullata dalle colline e baciata dal mare un gioiello medievale tra arte e natura, proprio in questi vicoli trascorse la sua infanzia Tommaso Campanella, come testimonia una targa apposta sulle mura di una casa in pietra indicata come culla natia del grande filosofo calabrese. Così dopo 2,5 km di pedalata giungiamo un altro gioiello dell’entroterra, una struttura medievale su uno sperone di roccia, con un fitto reticolo di vicoli e scalinate. Un gioiello anch’esso inserito in iniziative di rigenerazione demografica e contro lo spopolamento. Il paese attualmente beneficia del “Fondo per le nuove residenze“, impegnato in progetti di accoglienza per rifugiati e di sviluppo locale. In sella alle nostre e-bike sarà possibile immergersi nel fitto reticolo di vicoli del centro storico medievale per ritrovarsi poi in una delle terrazze, splendidi belvedere che danno sulle meraviglie della costa dei gelsomini del mar Jonio. Qui ci accoglierà Alfredo, storico e conoscitore delle realtà locali pronto a raccontarci la storia, le tradizioni in un vero e proprio viaggio nel tempo. Il tour volge al termine, senza prima la riflessione di chi tra arte cultura e bellezze paesaggistiche del territorio non dimentica la storia e la battaglia contro lo spopolamento. Ed anche noi attraverso iniziative di cicloturismo ed eventi di sensibilizzazione che attraversano le aree interne per promuovere la resilienza, denunciare l’isolamento dei piccoli borghi e sostenere progetti di ripopolamento e tutela territoriale vogliamo non solo proporvi un invito al movimento e alla condivisione ma anche un messaggio di turismo sostenibile e solidale senza rinunciale al divertimento ed al buon cibo. Quest’ultimo ci attenderà al rientro con degustazione di prodotti tipici locali al bar – ristrante “Jungi Mundu” di Camini

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IL SENTIERO DEI MULINI

IL SENTIERO DEI MULINI Con il tour “Il Sentiero dei Mulini” avrete l’opportunità di scoprire il mondo perduto, la storia, la natura e le tradizioni. Un percorso legato al lavoro contadino della nostra terra e alla la memoria del vissuto di intera comunità A pochi metri dal centro abitato di Camini, tra le valli dello Stilaro e dell’Allaro c’è un mondo inaspettato dove una vecchia mulattiera scorre tra l’erosione delle pareti granulari sino a condurre al torrente Ariti: la finestra attraverso la quale riscoprire le tracce di un passato condiviso, il Sentiero dei Mulini ad acqua. Profumi della macchia, il suono costante del torrente, i sentieri che si perdono tra i profili acuminati, danno vita ad una delle escursioni più belle del comprensorio dello Stilaro. Un itinerario Jungi Mare per scoprire le meraviglie della flora locale, ed i primi ruderi del Mulino risalenti alla metà dell’800 ben visibili, qui si vedono ancora i resti del primo mulino ad acqua coperto in parte dalla macchia e con un’incisione, forse l’ultima risalente al 1836. Qui la coordinazione tra passi e respiro ci permette di accordarci al suo silenzio, che poi silenzio non è, per immergerci finalmente in quell’ancestrale ed incontaminato territorio. Rimarrete affascinati da un imprevedibile rifugio naturalistico, non lontano del centro urbano, ricco di bellezze rare, qui madre natura vi accoglierà in tenue abbraccio Il punto di partenza della nostra escursione è Camini, un piccolo borgo calabrese che sorge a 300 metri dal livello del mare tra Stilo e Stignano. Si cammina in discesa su un’antica mulattiera lungo un torrente dove si visitano i resti di un mulino ad acqua del XIX secolo. Durante l’escursione si possono ammirare numerose piante rare ma anche le più comuni (quercia, alloro, olmo, ontano, salice, pioppo, corbezzolo, giuggiolo, mirto, more, finocchio, ortica,) con  caratteristiche vegetazionali diverse ma che  fungono da rifugio e ambiente di riproduzione a molte specie animali: cinghiali, lepri, istrici, volpi, topiragno, rospi, rane, fagiani,  merli, pettirossi, usignoli, capinere, fringuelli, cinciallegre. Ma tutto il sentiero a valle era soprattutto la filiale rurale del paese di Camini. Un tragitto che abbracciava i sacrifici, la tradizione ed il fabbisogno del tempo, un area che  è stata per secoli il fulcro della vita comunitaria femminile e contadina, in particolare fino alla metà del XX secolo. Quasi tutte le famiglie caminesi vi avevano un pezzetto di orto, per cui vi si recavano, quasi quotidianamente, per raccogliere i prodotti di stagione, da portare a casa, con l’aiuto dell’immancabile ciucciaredu. La fiumara era quindi la meta privilegiata di molti, in quanto luogo importante attorno a cui ruotava la vita dell’intera comunità caminese. Gli stessi mulini divennero, sempre di più, un luogo d’incontro e di scambi sociali e il mestiere del mulinaru accrebbe la propria importanza, in quanto permetteva di mantenere un sufficiente tenore di vita e garantiva sempre e comunque, con il semplice utilizzo dei residui della lavorazione, il pane per tutta la famiglia, anche nei periodi più difficili  Un tragitto che è quindi un viaggio a ritroso nel tempo ripercorrendo gli stessi passi di coloro che si recavano ai trappeti (gli antichi frantoi)  per portare il grano a molire nei mulini situati lungo il corso della fiumara e le donne a portare i panni a lavare.  Questa pratica univa la necessità del lavoro agricolo e domestico alla socializzazione, trasformando le sponde della fiumarella in luoghi di incontro.  Uomini e donne, lavoravano si lusingavano, bivaccavano, molti in attesa di una nuova alba molti altri con il dovere di risalire  al paese. In questa atmosfera di rievocazione storica, legata al lavoro contadino della nostra terra  l’escursione al “Sentiero dei Mulini” diventa così un modo per conoscersi meglio, socializzare e vivere una camminata esperienziale in sinergia con le memorie di un passato ed i profumi del presente. In questa dimensione si impara e si condivide il rispetto per la natura, per gli animali, per gli esseri umani e per la vita.  Il ripristino della vecchia strada comunale che porta giu al torrente, la  salvaguardia del suolo e degli equilibri idrogeologici, il recupero dei resti dei vecchi mulini, simbolo della cultura contadina, che attualmente giacciono abbandonati in un contesto di straordinaria bellezza naturalistico sono ingredienti che fanno e faranno si  ( ci auguriamo)   che il trekking “Il Sentiero dei Mulini” sia un’escursione imperdibile di Camini. Vi Aspettiamo!!  

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